BASKET | giovedì 17 maggio 2012 23:36

Newsletter

Iscrivendomi acconsento al trattamento dei dati personali secondo le norme vigenti.

Cerca su Google

Google

BASKET | sabato 31 dicembre 2011, 07:24

Emiliano Francione, icona del basket cuneese si racconta a Campioni.Cn "Voglio salutare Saluzzo con la salvezza"

Una carriera spettacolare per il pivot adottivo del Marchesato che al termine della stagione lascerà il parquet: "Mi trovo a dover lottare a quarantenni suonati contro giovani atleticamente preparati e forti, non è semplice ma me la cavo". Ecco la 7ª intervista esclusiva nella carrellata sullo sport in Granda nel 2011

Emiliano Francione, riuscirà a trainare il 'suo' Saluzzo alla salvezza?

Lottatore, capitano, gigante buono, idolo dei tifosi: questi sono solo alcuni degli aggettivi con il quale gli appassionati basket possono rivolgersi ad Emiliano Francione, icona della pallacanestro cuneese da ormai molte primavere. Il pivot saluzzese, classe 1971, ha guadagnato il rispetto e l’ammirazione degli addetti ai lavori con prestazioni condite da cuore e grinta a volontà che hanno caratterizzato la gloriosa carriera di questo straordinario giocatore che, dopo gli ultimi anni a Savigliano, è tornato a Saluzzo per chiudere la carriera.

Emiliano, quest’anno gira male a Saluzzo, ma cosa succede?

“Succede che gira tutto storto, non meritiamo certamente l’ultimo posto in classifica ma bisogna rendersi conto che la finale promozione dell’anno scorso è stato un mix di bravura e buona sorte difficilmente ripetibile”.

Con una sola vittoria vi trovate all’ultimo posto in classifica ed ora c’è anche la ‘grana’ Comino..

“Marco è una persona istintiva e si è comportato in modo poco professionale. Capisco la delusione per le sconfitte ma chi si prende un impegno lo deve portare fino alla fine. Se voleva andare via poteva parlarne con la società, ma abbandonare la barca come ha fatto è sbagliato”.

Parole forti se pronunciate da un giocatore come te che ne ha viste parecchie: ma partiamo dai tuoi inizi..

“Ho cominciato a giocare in prima media quando alcuni miei amici si sono iscritti ad un corso di basket. Dopo di che sono passato alla Ginnastica Torino dove mi sono trovato bene fino al ‘pacchetto’ che mi hanno fatto..”.

Cioè?

“Senza dirmi nulla mi hanno venduto al Saluzzo e se devo essere sincero non la presi benissimo. Appena arrivato trovai un ambiente non facilissimo da vivere. Posso dire che all’inizio i saluzzesi mi stavano proprio sullo stomaco ed il sentimento era ricambiato”.

Quindi mai avresti pensato di formare un legame così forte con il basket saluzzese..

“No, mai. Ricordo ancora un episodio che all’epoca mi fece sbiancare: tiro libero per me, dagli spalti una voce si alza e mi urla ‘Democristiano’, pazzesco.. Mi ero beccato tutti gli insulti del mondo, ma questo mi mancava”.

Com’è nato il tuo amore per il ‘Marchesato’?

“Beh poi uscendo con i miei compagni di squadra Perlo (attuale allenatore di Francione, ndr), Frandino e Riboldi ho conosciuto meglio i saluzzesi ed abbiamo iniziato un lento processo che ci ha portati al rapporto d’amore attuale”.

Beh, non solo le birre con gli amici, anche il fatto di trovare l’amore della tua vita a Saluzzo credo abbia aiutato..

“Sicuramente si. Mia moglie è saluzzese e quindi il mio rapporto con la città si è ulteriormente consolidato”.

A Saluzzo dalla serie D alla magica notte contro la Kolbe Torino che ha sancito la vostra promozione in C1, tante emozioni?

“Un’infinità di emozioni, divise tra gioie e dolori. Momenti di delusione dopo le sconfitte nelle finali promozione contro Oleggio e Cuneo alternati alla vittoria contro la Kolbe che ci ha regalato la C1, una meta mai raggiunta da Saluzzo. Sono orgoglioso di aver fatto parte di queste vittoria che resteranno nella storia della pallacanestro gialloblù. Non avevamo una corazzata ed ogni stagione dovevamo lottare fino alla fine, ma era bello ed emozionante anche così”.

Poi il tuo passaggio alla Cogein Savigliano, come mai hai lasciato Saluzzo?

“Non rientravo nei piani dell’allenatore e non volevo essere un peso. Così me ne sono andato a Savigliano dove ero, senza dubbio, il nemico numero uno visto il mio trascorso gialloblu”.

Quale fu il tuo impatto nel mondo Cogein?

“Anche in questo caso vi racconto un aneddoto: primo allenamento a Savigliano, di fronte a me capitan Beccaria, lui tenta una penetrazione a canestro io senza pensarci due volte lo stendo.. Lui mi chiede spiegazioni e non ho potuto far altro che scusarmi, avevo visto sulla maglia la scritta Cogein e, da buon saluzzese, dovevo fermarlo”.

Anche qui sei successivamente diventato l’idolo dei tifosi..

“Io ho sempre cercato di dare il meglio, lottando su ogni pallone e queste cose rimangono impresse nella mente dei tifosi. Quattro stagioni memorabili. Abbiamo anche sfiorando il botto in semifinale, persa all’ultimo contro la Cus Torino, squadra di altra categoria. Ho comunque chiuso la stagione come miglior rimbalzista e tra i primi cinque per valutazione dal campo, non male per un giocatore che si avvicinava alla soglia degli ‘anta’”.

Ed ora il ritorno a casa, in quel di Saluzzo, dove la tua vita è costruita ed ha le basi

“Devo essere sincero: volevo chiudere la carriera in estate ma l’amore per la maglia mi ha fatto continuare ancora questa stagione. Proverò fino all’ultima sirena a dare il massimo per contribuire alla salvezza del Saluzzo, per me sarebbe una macchia indelebile un’eventuale retrocessione”.

Sei tornato per aiutare nella crescita dei giovani ed ora ti ritrovi a dover affrontare 40 minuti a partita..

“Già, non doveva essere questa la situazione. Avrei dovuto dare fiato ad un pivot più giovane ma la crisi ha colpito tutti e siamo rimasti a corto di soldi e di conseguenza anche la rosa è stata ridimensionata. Mi trovo a dover lottare a quarantenni suonati contro giovani atleticamente preparati e forti, non è semplice ma me la cavo”.

Qual è la ricetta per tentare l’impresa?

“Restare uniti e guadagnarci l’aiuto della fortuna. Non siamo da ultimo posto e bastano un paio di vittorie per tornare a sperare. Vogliamo centrare almeno i play out, forza e coraggio Saluzzo lottiamo insieme fino alla fine”.

Emiliano, non è che poi ci ripensi e allunghi di una stagione la tua carriera?

“No. Ho dato tutto per il basket e credo che ora sia il momento di smettere e dedicare tutto a mia moglie ed al mio adorato bambino”.

Come non capire la scelta di questo gigante buono, dominatore dell’area che ha illuminato i parquet della provincia nell’ultimo ventennio. Di una cosa siamo certi: nel momento in Emiliano imboccherà per l’ultima volta il tunnel degli spogliatoi si creerà un enorme vuoto corrispondente alla grinta ed alla passione di un giocatore straordinario.

Andrea Rubiolo

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Link Utili|Scrivi al Direttore