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Calcio | mercoledì 11 ottobre 2017, 08:03

Calcio: da Cuneo alla Repubblica Ceca, cresce la carriera del procuratore Alessandro Praia...

Ventiquattro anni, cuneese DOC: Alessandro Praia è ormai diventato..."Praiola"

Alessandro Praia, ventiquattro anni cuneese D.O.C., studi classici, titolare a Cuneo di un’attività nel settore “food & drink”, e il cuore che batte per il calcio. Una passione che lo muove nel meraviglioso mondo della procura sportiva.

Trasportato dal tipico entusiasmo che caratterizza un giovane, si fa ben presto catturare dall’enfasi della potenzialità che il mercato offre. Impersonifica la figura classica dell’osservatore, ma per arrivare al calcio importante, oggi purtroppo, non basta più. Bazzicare campi e campetti con la speranza di incappare in un giovane Maradona è diventata una “Mission Impossible”.

L’ambiente brulica di procuratori e pseudo-tali che, negli ultimi anni, hanno abbassato sempre di più l’asticella del “recruiting” per bruciare la concorrenza nella corsa ai giovani talenti. Molto presto si accorge di nuotare in una vasca piena di barracuda. Lui, un pesce rosso dai candidi occhioni azzurri e pieno d’ideali, inizia a non intravvedere nessuno spazio di “manovra” nella nostra amata Patria.

E’ necessario allora spostare l’attenzione su altri mercati, preferibilmente stranieri; Spagna, Francia, Inghilterra e Germania, universalmente i più interessanti ma ahimè, condividono lo stesso “leitmotiv” del Bel Paese. C’è però un campione nella memoria di Alessandro: Pavel Nedved! Icona incontrastata della sua Juve, nonché uno dei più forti giocatori cechi della storia. Ispirandosi al fuoriclasse di Cheb, fa’ sì che la sua attenzione si sposti verso est, nella fredda Ceska Republika. Un Paese con un’economia emergente, ricco di football club blasonati tra cui: Sparta Praha, Slavia Praha, Viktoria Plzen e Mlada Boleslav. “Atterra” a Praga lo scorso settembre e prende contatti con Lukáš Jarolím, ex stella dello Slavia Praha, successivamente ceduto al Siena. Fratello di David, che ha militato nell’Amburgo, Lukáš è il C.T. di un club di serie C nella capitale boema; l’FK Slavoj Vyšehrad.

L’incontro si trasforma in opportunità, un’occasione “controcorrente” dove giovani e non più giovani giocatori italiani trovano la possibilità di mettersi in gioco in una realtà differente che trova le sue basi in validi principi, ormai dimenticati, come la meritocrazia.

Qui è tutto diverso, racconta Alessandro, il calcio ceco è soprattutto improntato sulla fisicità, sulla resistenza. Un calciatore italiano ha una tecnica superiore e, se ben contestualizzato, in una squadra può fare la differenza. Se sei bravo, umile e serio, in Repubblica Ceca hai la possibilità di farti vedere, anche se giochi in 4^ divisione. Questo Paese, calcisticamente, è una via di transito, prevalentemente verso il mercato tedesco”.

Gli ingaggi sono lontani “galassie” rispetto ai nostri. In terza divisione e in alcuni casi, anche in seconda, molti calciatori hanno un “secondo lavoro”. Una condizione normale in un Paese dove, per anni, lo sport è stato considerato attività post-lavorativa. Una sfida dunque, caparbiamente vinta da una nuova generazione di ragazzi che non rientra nella tanto chiacchierata categoria dei “bamboccioni”.

Giovani che non aspettano che qualcosa accada, lo fanno accadere. Creano situazioni ed eventi per raggiungere il risultato.

Il primo successo per Alessandro Praia (ormai diventato Praiola), è Francesco, ventiduenne di Genova, precursore di questa rotta migratoria inversa, il primo calciatore italiano tesserato in Repubblica Ceca.

cs

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