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Calcio | venerdì 12 gennaio 2018, 12:41

Eccellenza - Cheraschese, Nastasi elogia i compagni: "Siamo un gruppo unito, abbiamo fame di vincere e non molliamo mai"

Classe 1998 il centrocampista è al secondo anno a Cherasco: "Sono arrivato da mediano, Brovia mi ha trasformato in una mezzala e questo nuovo ruolo mi piace"

Eccellenza - Cheraschese, Nastasi elogia i compagni: "Siamo un gruppo unito, abbiamo fame di vincere e non molliamo mai"

Tra i segreti della Cheraschese capolista del Girone B di Eccellenza, oltre alla qualità offensiva del suo tridente d’attacco formato da Celeste, Atomei e Cornero, c’è anche un centrocampo solido, che si regge sulla qualità di Pirrotta e i continui inserimenti di Mazzafera e Nastasi o Bordone, quando viene chiamato in causa, mezzali che corrono molto e si fanno sentire in attacco quanto in difesa, tipici centrocampisti box to box all’inglese. Nella partita pareggiata 1-1 contro il Fossano domenica scorsa, proprio Nastasi, classe ’98, cresciuto nella Polisportiva Centrocampo, di Torino, passato poi alla Berretti del Cuneo, è stato tra i grandi protagonisti, mostrando tutta la sua qualità. L’abbiamo intervistato per parlare del momento della sua squadra, splendida realtà di questo campionato, ma anche per conoscerlo meglio. Abbiamo trovato un ragazzo appassionatissimo, che ama il calcio tanto da tatuarselo anche sul polpaccio.

Ciao Salvatore. Partiamo dalla partita di domenica contro il Fossano, nella quale avete dominato per 55 minuti, poi, dopo il rigore sbagliato, avete sofferto subendo il pari.
«Non dimentichiamoci, innanzitutto, che il Fossano è una delle squadre maggiormente quotate per la vittoria del campionato. Era impensabile dominare una gara del genere per gli interi novanta minuti. Abbiamo tenuto in mano la partita per molto tempo e avuto le occasioni per chiuderla. Non ci siamo riusciti e dopo il rigore sbagliato, purtroppo, è cambiato il match dal punto di vista mentale, loro hanno preso fiducia e si sono caricati. A quel punto, essendo loro una buona squadra, sono usciti fuori mettendoci in difficoltà».

Eppure dopo il gol subito a pochi minuti dalla fine, siete riusciti subito a creare l’occasione per vincere.
«Non ci siamo arresi. In passato quando subivamo un gol ci buttavamo giù, ora siamo più maturi rispetto allo scorso anno, più uniti come gruppo, sappiamo reagire dopo aver subito un gol e uscire insieme dalle difficoltà».

Vi trovate in testa alla classifica; sentite maggiori responsabilità o pressioni?
«No, perché da parte della società non c’è alcuna pressione, a Cherasco si sta molto bene. L’obiettivo iniziale indicato dalla società era la salvezza e l’abbiamo praticamente raggiunto. Per il resto noi continueremo a dare sempre tutto in ogni partita, sperando che i risultati continuino a premiarci».

Qual è stato fin qui il vostro segreto?
«Un gruppo molto unito, che ha fame di vincere e non molla mai».

Una delle armi della Cheraschese è proprio il centrocampo, dove tu e Mazzafera vi inserite benissimo, con Pirrotta che fa partire l’azione.
«Abbiamo un’ottima intesa a centrocampo, siamo intercambiabili, perché quando al nostro posto gioca Bordone non cambia nulla. Pirrotta è per noi un giocatore fondamentale, ha grande personalità, ci aiuta tanto e sto imparando molto da lui. Di conseguenza noi mezzali lavoriamo tanto per lui, gli copriamo le spalle se serve e ci sacrifichiamo volentieri per la squadra».

Sembri nato mezzala, eppure originariamente non giocavi in questa posizione.
«Ho iniziato la mia carriera come mediano, ho giocato in quella posizione fino a due anni fa, quando sono arrivato alla Cheraschese e mister Brovia ha visto in me delle doti da mezzala. Sto imparando molto e ho scoperto di avere dei buoni tempi di inserimento. Quando in squadra, poi, hai gente come Celeste e Pirrotta, capace di metterti il pallone perfettamente sul piede, è facile inserirsi bene. Comunque mi piace molto questa nuova vita da mezzala, è bello poter arrivare spesso in area di rigore e trovarsi in zona gol».

Siete in testa alla classifica, inizi a sognare la D?
«Chi non sognerebbe la Serie D? Ogni calciatore di Eccellenza vorrebbe fare quel salto. Comunque alla Cheraschese non ci montiamo la testa, restiamo umili e pensiamo partita per partita».     

Ci ha incuriosito molto il tuo tatuaggio sul polpaccio.
«L’ho fatto quando avevo sedici anni. Volevo disegnare sulla mia pelle la mia grande passione per il calcio, così ho deciso di tatuarmi il pallone e il fuoco, simbolo della passione».  

Un’ultima cosa: qual è la tua squadra del cuore e il tuo idolo calcistico?
«Sono tifoso della Juventus e il mio idolo assoluto è Pavel Nedved, anche se ha smesso ormai da anni. Tra i calciatori ancora in attività amo Lionel Messi. Centrocampisti attuali? Dico Iniesta, Xavi e Busquets. È evidente, mi piaceva troppo il Barcellona di Guardiola (ride, ndr)».  

Un tatuaggio per esprimere la sua grande passione per il calcio

Giorgio Capodaglio

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