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Sport invernali | 11 febbraio 2018, 10:19

Garmisch-Partenkirchen 1936: il vinadiese Giulio Gerardi fallisce l'appuntamento con la storia. L'Italia vince, ma "non conta"

Insieme all'esperto Pietro Tassone ripercorriamo la storia delle Olimpiadi invernali. Il fondista cuneese, campione italiano nel 1934, non regge la pressione e nella 18 chilometri si classifica 19°. Nella pattuglia militare trionfano gli azzurri, ma purtroppo la gara viene considerata soltanto dimostrativa

Un'istantanea scattata durante la gara di pattuglia militare alle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen 1936 (fonte: mymilitaria.it)

Un'istantanea scattata durante la gara di pattuglia militare alle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen 1936 (fonte: mymilitaria.it)

Prosegue il viaggio nella storia delle Olimpiadi invernali che Campioni.cn ha scelto di proporre ai suoi lettori, affidando i comandi al 94enne di origini frabosane Pietro Tassone, grande esperto in materia e campione nel 1957 di "Lascia o Raddoppia". Grazie ai suoi ricordi enumereremo medaglie, racconteremo aneddoti curiosi e vi accompagneremo durante i Giochi di Pyeongchang 2018.

GARMISCH-PARTENKIRCHEN 1936

DEBUTTA LO SCI ALPINO - Alla quarta edizione delle Olimpiadi invernali, tenutasi a Garmisch-Partenkirchen, in Germania, i concorrenti furono 756. Debuttò finalmente lo sci alpino, anche se le gare di discesa libera e slalom non furono premiate singolarmente, ma soltanto in combinata, vinta dai tedeschi Franz PfnürChristl Cranz. Tra gli azzurri, settimo Giacinto Sartorelli (che nel 1938 morì proprio sulla pista di Garmisch in seguito a una caduta che gli fece sbattere rovinosamente il capo contro un albero) e dodicesima Frida Clara. Nel fondo, la 50 chilometri fu vinta dallo svedese Elis Wiklund (Giovanni Kasebacher, primo degli italiani, accumulò un distacco di 23 minuti). Diversamente andarono le cose nella 18 chilometri e nella staffetta 4x10 chilometri, come raccontiamo nel prossimo paragrafo.

GIULIO GERARDI, UN VINADIESE ALLE OLIMPIADI - Giulio Gerardi nacque il 30 novembre 1912.  Proveniente da Bagni di Vinadio e appassionato di caccia al camoscio, fu convocato per le Olimpiadi di Garmisch-Partenkirchen del 1936 insieme al suo compaesano Raffaele Nasi (inserito fra le riserve), anch'egli fondista, divenuto famoso per la sua abilità nella scelta delle scioline in base a qualità, temperatura e tipologia di neve. In quel periodo Gerardi era considerato il numero 1 dello sci nordico nelle gare brevi, a tal punto che i selezionatori italiani pensavano che avrebbe potuto vincere la 18 chilometri o comunque centrare il podio, sensazioni avvalorate dal fatto che nel 1934, a soli 22 anni, il cuneese vinse i campionati italiani di sci di fondo a Cortina (disputati con il pettorale numero 24), battendo il campione uscente Gino Soldà (pettorale 26, cresciuto a Recoaro Terme e poi tra i partecipanti alla spedizione del K2), al quale, il giorno prima della competizione, disse: "Io sono qui per vincere". Tuttavia, ai Giochi, Gerardi sentì in maniera eccezionale la pressione derivata dall'impegno a cinque cerchi, in quanto era consapevole di rappresentare le speranze olimpiche di un Paese intero. In più, a Garmisch, nei confronti dell'Italia c'era una sorta di antipatia da parte delle altre nazioni, perché il nostro esercito aveva iniziato la guerra d'Africa contro l'Abissinia e i nostri atleti non venivano visti di buon occhio. In questo clima di incredibile tensione, Gerardi si presentò alla partenza con il morale a pezzi e durante la gara, raccontano i suoi tecnici, era irriconoscibile, non riusciva a sciare come normalmente era in grado di fare. Così si piazzò diciannovesimo, con 6 minuti di distacco dal vincitore. Prese poi parte alla staffetta 4x10 chilometri con Severino Menardi, Vincenzo Demetz e Giovanni Kasebacher, giungendo quarto. Malgrado la défaillance olimpica, Gerardi si riscattò successivamente, vincendo due bronzi ai Mondiali del 1937 e del 1941.

L'ITALIA E L'ORO (MAI) VINTO - A Garmisch-Partenkirchen si disputò anche una gara dimostrativa, non premiata con medaglie e non conteggiata nel medagliere, che può essere considerata l'antenato del biathlon moderno. Denominata "pattuglia militare", a questa tenzone prendevano parte quattro elementi per nazione: un ufficiale, che indossava la divisa e portava la rivoltella, un sottufficiale (sergente o maresciallo) e due soldati. Questi ultimi tre gareggiavano con il fucile e uno zaino di 10 chilogrammi sulle spalle, che dovevano portare in spalla per una distanza complessiva di 25 chilometri, con circa 850 metri di dislivello. I pronostici della vigilia vedevano favorite per la vittoria Germania, Finlandia e Svezia. I tedeschi, in particolare, avevano allenato duramente per un anno i loro 20 fondisti, in quanto volevano a tutti i costi imporsi per dimostrare la potenza e l'invincibilità della "Wehrmacht". Incredibilmente, però, la Germania arrivò quarta, perché sbagliò la sciolina, in particolar modo quella di salita, fondamentale per la tenuta e per impedire agli sci di tornare indietro. Nella lotta per il successo, fu l'Italia a sconfiggere la Finlandia, che in questa disciplina è sempre arrivata seconda: determinante, a metà gara, la prova di tiro, che consisteva nel colpire con un proiettile un pallone dal diametro di 30 centimetri. In caso di errore, si rimediavano 3 minuti di penalità: esattamente ciò che accadde agli scandinavi, che mancarono due palloni, accumulando un ritardo di 6 minuti. Gli eroi della prima vittoria italiana di sempre alle Olimpiadi invernali (seppur non valida ai fini del medagliere) furono il capitano degli Alpini Enrico Silvestri, il sergente Luigi Perenni (all'anagrafe Alois Prenn) e i soldati Sisto Scilligo (della Val Formazza) ed Erminio Sertorelli (di Bormio). Curiosità: Peranni, Scilligo e Sertorelli erano stati 8-9 mesi prima della spedizione di Garmisch a Terni, dove si fabbricano le armi. Lì avevano avuto la possibilità di testare al poligono di tiro in due giorni 100 canne diverse (33 a testa). Hanno quindi deciso di tenerne complessivamente 15, che si sono fatti montare sui calci fissi, per poi continuare ad allenarsi. Questa esperienza è stata determinante ai fini del trionfo nella pattuglia militare, in quanto ha permesso loro di ridurre al minimo le possibilità di errore.

Alessandro Nidi

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