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Basket | martedì 13 febbraio 2018, 18:14

Domenico "Domingo" Brizio: 50 anni di pallacanestro e passione

Il presidente del Basket Club "Giosuè Borsi" di Ceva, insignito lo scorso autunno del "Fungo d'Oro", racconta la sua esperienza di vita e i progetti futuri del club: "Puntiamo a formare nuovamente una Prima Squadra"

L'immagine racchiude alcune istantanee della carriera cestistica e dirigenziale di Domenico Brizio

L'immagine racchiude alcune istantanee della carriera cestistica e dirigenziale di Domenico Brizio

La "prosopopea" è una figura retorica per cui si introducono a parlare cose astratte, come se fossero vive e presenti. In tal senso, la prosopopea del basket cebano assume le sembianze e la voce di Domenico Brizio, presidente del Basket Club "Giosuè Borsi", che egli stesso ha fondato nel 1970, indossando addirittura in un primo momento i panni del giocatore-allenatore (in campo era un pivot, per via dei suoi 190 centimetri d'altezza).

Brizio nacque 71 anni fa a Pamparato, ma la sua intera attività sportiva e professionistica si è svolta a Ceva: "Ho sempre e solo indossato la casacca del "Borsi" - dichiara -. Non mi sono mai allontanato dalla città, in quanto ero convinto che agli inizi servisse avere indirizzi tecnici da trasmettere alla squadra. Per ottenere risultati soddisfacenti non è sufficiente saper giocare, quindi sono anche stato il primo tecnico della compagine in cui militavo".

Recentemente la storia di Brizio è stata raccontata nel libro "50 anni di basket cebano. Basket Club G. Borsi e Domingo Brizio una vita insieme", pubblicato proprio in occasione della consegna del "Fungo d'Oro" 2017 al presidente del "Borsi", conosciuto da tutti con il soprannome di "Domingo": "Le origini di questo nome - spiega - sono da ricercarsi nel passato della mia famiglia; infatti, mio zio Giuseppe, il fratello maggiore di mio padre, per motivi di lavoro fu costretto a trasferirsi in Argentina e i miei genitori incominciarono a chiamarmi così per stabilire una sorta di legame mentale con lui. C'è sempre stato un buon rapporto con lui e la sua famiglia, tanto che i suoi discendenti sono venuti a trovarmi a Ceva l'anno scorso".

Brizio, come anticipato, si è rivelato fondamentale per lo sviluppo della pallacanestro nella città di Ceva, ma come nacque la sua passione per la palla a spicchi? "L'ultimo anno di scuola elementare - racconta - il maestro chiese a noi bambini cosa volessimo fare da grandi e la mia risposta fu "giornalista sportivo". Mi domandò perché e io gli dissi che mi interessava sapere il perché delle cose e il parere altrui. Successivamente, frequentando il liceo scientifico di Mondovì, mi qualificai per le finali provinciali di salto in lungo: la disputa di quella gara coincideva con le Olimpiadi di Roma del 1960, che seguii con passione, al pari di Italia '61, che mi indirizzò ancor di più verso lo sport, in particolar modo verso il basket. Ricordo che alle Olimpiadi romane l'Italia si classificò quarta e in quell'occasione identificai il mio primo idolo, Gianfranco 'Dado' Lombardi. Perché ho preferito il basket al calcio? Perché nel basket non puoi giocare a modo tuo, ma ti devi adattare agli altri e reinventarti in continuazione per farti capire dai tuoi compagni, che non restano fermi ad aspettare le tue mosse, ma si muovono".

Così, mentre nella quotidianità era insegnante di educazione fisica ("ma non ho mai svolto il mio mestiere presso le scuole di Ceva"), egli cominciò a costruire l'ossatura del Basket Club "Borsi", che l'11 maggio 1968 e il 23 marzo 1969 vinse le sue prime due partite amichevoli contro la selezione studentesca di Mondovì: la prima, in trasferta, terminò 47-46, la seconda, in casa, 27-25. 

Poi, con il passare del tempo, arrivarono numerose soddisfazioni, fra cui l'approdo in serie D, punto più alto della storia del sodalizio cebano, raggiunto per l'ultima volta nel 2010: "Ultimamente - aggiunge Brizio - abbiamo preferito rinunciare alla Prima Squadra per concentrarci maggiormente sui giovani. C'è però la voglia (e anche il progetto, ndr) di ricominciare presto dalla Promozione. Abbiamo già una buona ossatura di base, a cui vorremmo aggiungere alcuni nuovi giovani che meritano di debuttare su palcoscenici prestigiosi. Anche a livello femminile c'è l'intenzione di costruire a breve una Prima Squadra, dal momento che i risultati centrati dalle giovanili sono incoraggianti e la nostra società possiede un'efficiente struttura interna".

Domenico Brizio per 30 anni è stato anche consigliere provinciale della Federazione Italiana Pallacanestro, periodo in cui ha rappresentato le problematiche della provincia di Cuneo: "In quel trentennio ho cercato di richiamare l'attenzione degli alti vertici sul problema delle periferie, chiedendo di valorizzare di più queste aree. Ci sono stati effettivamente tentativi di potenziamento. Ritengo che occorra avere la mentalità di concorrere tutti per un unico obiettivo, facendo rete a partire dalle province e coinvolgendo di più le realtà più piccole, che in futuro potranno supportare con più forza i capoluoghi".

Durante il suo mezzo secolo di carriera il presidente del "Borsi" ha avuto modo di vedere crescere alcuni giovani talenti, ma non tutti hanno coronato il loro sogno: "Qualche anno fa - rivela - avevamo due ragazzi talentuosi che erano stati notati ai 'Giochi della Gioventù' da alcuni osservatori. Questi ultimi avevano proposto loro il trasferimento a Torino, ma i genitori, rifiutarono: per i giovani fu un'occasione persa, purtroppo in Italia manca l'attitudine al sacrificio. Ci sono anche storie a lieto fine: Elena Sasso, ragazza del nostro vivaio, a dispetto della sua giovanissima età, calca già i palcoscenici della serie A1 e ha vestito la casacca delle Nazionali giovanili".

Due precedenti che molti aspiranti cestisti dovranno mandare a memoria per ricavarne una morale: il successo può essere raggiunto solo attraverso il sudore della propria fronte e una costante dedizione negli allenamenti. Parola di Domenico "Domingo" Brizio.

Alessandro Nidi

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