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Calcio | martedì 13 febbraio 2018, 11:56

Eccellenza - Olmo, parla "l'argentino" Gastaldi: "Darò tutto ciò che ho per arrivare il più in alto possibile con questo gruppo"

L'attaccante classe '99 è tornato da pochi mesi dopo aver vissuto un anno in Argentina: "Un'esperienza che mi ha reso più responsabile e sicuro di me"

Nel match vinto 4-0 dall’Olmo sul campo dell’Union Bussolenobruzolo, con i padroni di casa rimasti in otto prima della metà del secondo tempo, è arrivato anche il secondo gol stagionale di Paolo Gastaldi, attaccante classe ’99, tornato quest’anno all’Olmo dopo aver passato un anno in Argentina. Una storia molto curiosa la sua.

Ciao Paolo. Partiamo dalla partita di domenica che vi ha visto vincere addirittura per 4-0.
«È stato un match molto combattuto nel primo tempo, fino a quando non è cambiato a causa delle tre espulsioni subite dai nostri avversari in appena otto minuti nel corso della ripresa, quando siamo andati sul 2-0. Siamo però stati bravi a mantenere la testa in quel momento, anche se nel finale purtroppo è arrivata l’espulsione di Bernardi, ammonito nel primo tempo per un fallo normale».

Quindi sei entrato quando gli avversari erano rimasti in otto e successivamente segnato il quarto gol.
«Proprio quando il mister mi ha chiamato per entrare in campo è arrivata la terza espulsione. Ho pensato però solo a giocare ed è arrivato il gol, quando Magnaldi mi ha servito la palla e ho tirato dal limite infilando il portiere. Va detto però che loro avevano mollato, arrabbiati per l’arbitraggio».

Mister Magliano continua a darti spazio nonostante la giovanissima età.
«Sono molto contento dello spazio che mi sta concedendo il mister, ma soprattutto sono felice di fare parte di questo gruppo. Alcuni di questi giocatori già li conoscevo. Non potevo sperare di avere una squadra migliore per la mia prima stagione di Eccellenza».

A inizio stagione l’Olmo puntava alla salvezza, anche se mister Magliano ha detto fin dall’inizio che voleva una squadra protagonista. Ora siete addirittura in zona playoff.
«Il mister ci ha insegnato a pensare una partita alla volta, tenendo però in testa un obiettivo da raggiungere a livello di squadra e personale. Ognuno di noi ha un suo sogno da realizzare e farà di tutto per ottenerlo».

Allora svelaci qual è il tuo obiettivo.
«Riuscire ad andare avanti tutti insieme, dare sempre il massimo, poi vedremo quello che sarà. L’importante, per me come singolo ed elemento di questo fantastico gruppo, è dare sempre tutto ciò che ho per arrivare il più in alto possibile insieme ai miei compagni».

Parliamo un po’ di te: sei tornato da pochi mesi dopo aver vissuto un anno in Argentina.
«Ho preso la decisione di partire dopo aver concluso la terza superiore. Avevo voglia di cambiare aria, imparare lo spagnolo e vivere un’altra realtà. Volevo fare un’esperienza di vita, così ho scelto di andare in un altro mondo e non accontentarmi di imparare lo spagnolo restando in Europa. Lì ho fatto la quarta superiore, ora sto facendo la quinta in Italia».

Cosa hai imparato da questa esperienza?
«Molto. Alla mia età un anno ti cambia tanto già normalmente, figuriamoci andando all’estero. Ho passato tanto tempo da solo ed è stata una fortuna perché ho avuto modo di riflettere su tanto cose. Credo di essere cresciuto abbastanza, mi sento più responsabile nelle decisioni da prendere e soprattutto sono più sicuro di me. Certo, sono pur sempre un ragazzo di 19 anni, quindi ho ancora l’ingenuità del giovane della mia età ma è anche giusto così».

Hai giocato a calcio anche lì?
«Ho fatto solo pochi allenamenti con una squadra locale, poi ho preferito lasciare perché era un po’ pericoloso per uno straniero (ride, ndr). Sono anche andato allo stadio a vedere il Club Atlético Patronato, squadra della città di Paranà, dove vivevo. Non una partita qualunque perché ospitavano il River Plate. È stata un’esperienza bellissima, sono rimasto colpito dall’ambiente all’interno dello stadio perché sono praticamente tutti ultras (ride, ndr), c'era clima caldissimo, mi sono divertito e lo consiglierei a tutti».

Qual è la tua squadra del cuore e il tuo calciatore preferito?
«Mio papà è genovese, così ho iniziato ad appassionarmi al Genoa. La cosa divertente, però, è che lui tifa per la Sampdoria (ride, ndr). Per quanto riguarda il mio calciatore preferito, senza dubbio ti dico Neymar, un grandissimo»

Giorgio Capodaglio

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