/ Altri sport

Altri sport | 24 marzo 2018, 10:25

Il “Dardanello” piange la scomparsa di Giuseppe Pistilli

Era membro della giuria del premio fin dalla sua prima edizione, nel 2004

Il “Dardanello” piange la scomparsa di Giuseppe Pistilli

Si è spento nella mattinata di mercoledì 21 marzo, dopo anni di lotta con la malattia, Giuseppe Pistilli, storico vicedirettore del “Corriere dello Sport-Stadio” e indimenticabile firma del giornalismo sportivo italiano.

Una notizia che lascia un vuoto profondo anche nel Monregalese, dove Pistilli era membro della giuria del premio giornalistico “Piero Dardanello” fin dalla sua prima edizione, nel 2004.

«Con Pistilli - afferma il presidente dell’associazione “Piero Dardanello”, Sandro Dardanello - perdiamo un testimone di quel giornalismo d’altri tempi tanto caro a Piero: quarant’anni di fedeltà ad una testata, una vita spesa per raccontare lo sport. Non c’è stata edizione del premio in cui, al termine della cerimonia di consegna, grazie al comune amico Roberto Beccantini, non mi sia messo in contatto con lui. Non ci siamo mai conosciuti di persona, eppure era diventato un amico».

Molisano d’origine, Pistilli era entrato nella redazione romana del “Corsport”, in piazza dell’Indipendenza, ad appena ventitré anni. Ce ne sarebbe rimasto più di quaranta, diventando un vero e proprio punto di riferimento della testata. Commosso il ricordo del presidente onorario della giuria del premio “Piero Dardanello”, Roberto Beccantini, amico fraterno e compagno di memorabili trasferte del “Pist”: «Non si è mai abbastanza preparati ad una brutta notizia: soprattutto se coinvolge un amico che era un maestro, oltre che un grande giornalista».

Proprio Beccantini - fondatore del premio “Dardanello” nel 2004 insieme all’attuale coordinatore della giuria del riconoscimento, Michele Pianetta, e ad Enzo D’Orsi - è stato il tramite tra il Monregalese e Pistilli: «Uomo di cultura brillante - prosegue Beccantini -, firma storica del giornalismo italiano, e non solo del “Corriere dello Sport-Stadio”. Aveva la passione per la scrittura e per i cavalli, giocava battitore libero nelle partite tra colleghi, arrivò fino alla vicedirezione, e probabilmente si sarebbe arrampicato fino alla direzione se sul più bello, negli anni Ottanta, un male che sembrava incurabile non lo avesse sbalzato di sella. Dico “sembrava”, perché Giuseppe lo vinse: e la chemio di allora, credetemi, non era quella di oggi. Ogni lunedì mi chiamava o lo chiamavo. Critica, suggerimenti, motteggio. Si sentiva dimenticato, e l’orgoglio ferito lo portava a essere scontroso anche con i giovani-non-più-giovani che aveva allevato, scortato. Lo stesso orgoglio che l’ha spinto a tirare su il ponte levatoio della vita e isolarsi, aspettare. Ciao Pist: grazie di tutto». 

cs

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium