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Volley | 20 aprile 2018, 18:53

Volley, A2 femminile - Cuneo, Valentina Re: "Qui sto vivendo una grandissima esperienza ma che dispiacere non poter giocare i play off"

La sua stagione con Cuneo è terminata anticipatamente a causa di un infortunio ed è quindi tempo di bilanci: Valentina Re parla del suo primo campionato in A2 ma anche tanto altro ...

Volley, A2 femminile - Cuneo, Valentina Re: "Qui sto vivendo una grandissima esperienza ma che dispiacere non poter giocare i play off"

È arrivata in estate direttamente dalla Serie B2, dove vestiva la maglia della Canavese Ivrea, città dove è cresciuta. Valentina Re, classe 1996 nativa di Aosta ma eporediese d’adozione, è stata una delle sorprese più belle della stagione dell’UBI Banca San Bernardo Cuneo, capace di risultare spesso decisiva entrando dalla panchina, come fece già alla seconda giornata nel suo esordio casalingo in occasione della vittoria 3-1 ai danni di Orvieto, quando venne anche votata migliore in campo dalla sala stampa. Purtroppo un infortunio al mignolo la costringerà a guardare da fuori le sue compagne intente nel tentativo di prendersi la Serie A1 attraverso i play off. Di questo e tanto altro abbiamo parlato con lei nella seguente intervista, nella quale abbiamo avuto conferma di una ragazza capace di vivere tutto con grande passione, come si nota ogni volta che entra in campo.

Ciao Valentina, come stai? Cosa è successo?
«Purtroppo mi sono fatta male al dito a causa di una pallonata in allenamento. In un primo momento pensavamo non fosse nulla di grave, invece la lastra ha messo in evidenza una frattura scomposta. Abbiamo sentito diversi pareri e purtroppo è una brutta frattura che mi costringe a star ferma. Ci sono due soluzioni: operarmi restando poi ferma per la convalescenza oppure non farlo fermandomi comunque per quaranta giorni. Addio play off in qualunque caso».

Quanto è frustrante restare fuori proprio durante i play off?
«Moltissimo soprattutto per me, perché avere l’opportunità di giocare i play off al primo anno di A2 sarebbe stato importante, invece non posso a causa di un mignolo rotto. Tutti i giorni seguo la squadra in palestra e faccio tanta fatica a restare fuori perché vorrei rendermi utile sia in allenamento come ricambio sia in partita, invece al massimo posso stare lì a segnare punti o raccogliere palloni. Mi dispiace tantissimo perché avrei avuto l’occasione di vivere qualcosa che avrebbe arricchito questa esperienza già grandissima».

Come hai visto le tue compagne di squadra a Collegno?
«Le ho viste bene perché, nonostante qualche momento di difficoltà preventivabile contro una squadra che lotta su ogni pallone come Collegno, le mie compagne hanno reagito bene in un palazzetto non semplice. Vincere una sfida del genere in due gare è stata una cosa molto positiva, perché permetterà alla squadra di riposare in vista della semifinale che avrà inizio mercoledì quando si azzererà ancora tutto e inizierà un nuovo capitolo».

Parliamo di te: sei stata molto coraggiosa nel passare direttamente dalla B2 alla Serie A2; sei soddisfatta di come sono andate le cose?
«Tantissimo, è una scelta che rifarei mille volte nonostante le paure iniziali. Dal punto di vista personale ho imparato molto, sono cresciuta tantissimo come giocatrice perché mi sono trovata in una squadra molto ambiziosa. Sapevo che fare il doppio salto sarebbe stato molto complicato ma si sta rivelando un’esperienza unica e stupenda. Sono soddisfatta degli spazi che mi sono stati concessi nel corso della stagione perché ho avuto diverse occasioni per scendere in campo. Ovviamente non potevo dare nulla per scontato, sono venuta qui per mettermi in gioco e le opportunità che mi sono state date hanno reso questo mio primo anno a Cuneo ancora più bello».

Il tuo esordio casalingo contro Orvieto è stato straordinario: sei stata anche premiata come migliore in campo.
«Quel giorno è stato come vivere in un sogno. Non ci potevo credere: alla prima gara casalinga ero entrata in campo riuscendo a fare il mio grazie al sostegno delle mie compagne di squadra e contribuendo così alla vittoria di una partita che non si era messa bene. Poi è anche arrivato il premio da parte di voi giornalisti, che ha aggiunto ancora qualcosa a questo sogno».

È vero che saresti venuta comunque a Cuneo per studiare?
«Si, avevo scelto di frequentare qui l’università ma per me la pallavolo è tutto e volevo continuare a giocare. Sarei stata pronta anche a fare avanti e indietro con Torino. Non mi sarei mai aspettata di ricevere l’interesse di una società così grande. Invece è arrivato e sono stata fortunata perché sono riuscita a conciliare lo studio e la pallavolo giocando addirittura in Serie A. Per ora le cose stanno andando bene in entrambi i campi».

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?
«All'età di sei anni, perché quando ero in prima elementare tutti facevano uno sport, così io un po’ per caso ho provato la pallavolo e sono stata subito rapita da questa disciplina».

Dicci la verità: quanto salti?
«Non so dire quanto, sicuramente tanto. In effetti sono curiosa, dovrei fare un test serio per vedere quanto salto. Per fortuna, visto che sono alta 1.74, almeno mi hanno donato una grande elevazione (ride, ndr)».

Per te è la prima esperienza lontano da casa? Come sta andando?
«Si. L’inizio è stato un po’ traumatico, non posso negarlo, perché sono arrivata in una città che non conoscevo, allontanandomi da tutto: amici, famiglia, le mie abitudini, la quotidianità. Questa esperienza, però, mi sta dando tanto anche fuori dalla pallavolo, perché vivere da sola ti insegna tanto, ti fa crescere ed è una cosa da fare a 22 anni».

Come ti stai trovando a Cuneo?
«In città assolutamente bene perché è grande e ha tutto, poi non c’è il traffico di Torino. Inoltre vivo anche vicino alla stazione, quindi posso spostarmi comodamente per qualunque cosa».

Qual è il tuo sogno nella pallavolo?
«La domanda è molto difficile perché arrivando in A2 ho già realizzato il sogno che avevo a sei anni. Ho fatto la scelta di mettere l’università davanti alla pallavolo perché mi dà maggiori prospettive dal punto di vista lavorativo ma non sarei mai riuscita a restare ferma. Insomma il mio sogno pallavolistico l’ho realizzato, volevo essere protagonista anche in A2 e ce l’ho fatta, anche se mi dispiace non aver potuto esserlo fino alla fine e dare una mano alle mie compagne. A questo punto mi auguro che la squadra finisca nel migliore dei modi questa stagione, una vittoria che sentirei anche mia per quanto fatto nel corso dell’anno. Al momento è il primo obiettivo che ho, poi si vedrà».

Al termine della tua prima stagione di A2 chi vuoi ringraziare?
«Sicuramente la mia famiglia per avermi sempre sostenuta e spinta a proseguire la mia carriera pallavolistica nonostante portasse via tempo all’università. Voglio poi ringraziare tutte le mie compagne di squadra perché non mi hanno mai fatto mancare qualche consiglio, ho ricevuto un aiuto importante da atlete più esperte. In particolare voglio dire grazie a Lidia Bonifazi, che è stata la mia coinquilina per buona parte della stagione e mi ha fatto da chioccia nei primi mesi. Mi ha anche viziato un po’ con la sua cucina, è bravissima a preparare i dolci (ride, ndr)»

Giorgio Capodaglio

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