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Calcio | 26 maggio 2018, 08:21

Eccellenza, Bregaji festeggia la salvezza dell'Albese: "La svolta è arrivata nel secondo tempo di Narzole"

Il difensore biancoceleste: "La retrocessione nell'anno del centenario sarebbe stata una macchia indelebile sulle nostre carriere; che sofferenza vivere l'ultima partita da fuori"

Eccellenza, Bregaji festeggia la salvezza dell'Albese: "La svolta è arrivata nel secondo tempo di Narzole"

Retrocedere nell’anno del centenario. Un incubo che all’Albese hanno vissuto per tutta la stagione, trovandosi per mesi nella zona bassa della classifica a battagliare per raggiungere almeno i play out mentre contemporaneamente proseguivano giustamente le celebrazioni per i cento anni compiuti dalla storica società biancoceleste. Un anno difficile per i giocatori, passato con la paura di macchiare una carriera attraverso la retrocessione.

È stato così fino all’ultimo match, la battaglia di Alpignano, quando per salvarsi l’Albese aveva soltanto un risultato, la vittoria, e si è ritrovata invece sotto 2-0 a fine primo tempo. Poi la grande reazione e la fantastica rimonta che ha regalato ai biancocelesti una splendida salvezza e la fine di una sofferenza per tutti i giocatori, in particolare per Bregaji, capitano e simbolo della squadra, che è stato costretto a saltare la partita più importante dell’anno per un problema muscolare trovandosi a urlare a bordocampo a perdifiato per incoraggiare i compagni. Di questa stagione vissuta pericolosamente abbiamo parlato con il difensore biancoceleste, felice come tutto l’ambiente albese per l'emozionante epilogo del campionato.

Ciao Julian. È stata una stagione lunga e difficile ma alla fine è arrivata la salvezza.
«È stata una salvezza molto emozionante, arrivata al termine di una stagione nella quale abbiamo vissuto un tourbillon di emozioni diverse tra loro. Così ad obiettivo raggiunto è esplosa la festa e ancora non abbiamo finito di festeggiare (ride, ndr)».

Anche perché retrocedere nell’anno del centenario sarebbe stato un brutto colpo per voi.
«Sarebbe stata una macchia indelebile sulle nostre carriere. Non ti nego che più volte nel corso della stagione abbiamo pensato a questa bruttissima ipotesi e per questo motivo oggi siamo ancora più contenti: abbiamo evitato che l’Albese retrocedesse in una stagione storica».

Insomma avete temuto anche di non farcela.
«Ci sono stati diversi momenti nel corso della stagione dove abbiamo avuto l’impressione di aver toccato il fondo perché non riuscivamo a venire a capo nemmeno delle partite giocate alla pari con i nostri avversari. Tutto sembrava negativo».

Poi cosa è accaduto?
«La svolta è arrivata dopo il primo tempo di Narzole quando eravamo sotto 2-0 e sembrava di vivere l’ennesima giornata negativa. Invece quel giorno abbiamo avuto il coraggio di ribaltare la partita e ci siamo riusciti vincendo 4-3 nel recupero. Un successo importante per il gruppo, perché le vittorie aiutano a crescere in autostima e compattarsi ancora di più. Noi già eravamo molto uniti nonostante le sconfitte, così dopo quel successo tutto è sembrato più facile. Nelle ultime dieci giornate abbiamo fatto bene ed è stata una cosa molto positiva perché concludere in crescendo ci ha fatto approcciare ai play out con la testa giusta. Abbiamo anche avuto il vantaggio, chiamiamolo così, di sapere da tempo che la nostra salvezza sarebbe passata per i play out, non potevamo avere un destino diverso, quindi avevamo già fissato quella partita come il nostro obiettivo principale. Una cosa positiva rispetto a chi, invece, come l’Alpignano ha provato a salvarsi evitando i play out fino all’ultima giornata. So cosa significa trovarsi nella loro situazione ed è tutt’altro che facile. L’abbiamo vissuta come una finale, aiutati anche dall’ambiente attorno a noi che ci ha messo nelle condizioni migliori per affrontare questa sfida con serenità e senza pressioni, consentendoci di chiuderci in noi stessi e pensare soltanto al lavoro da fare».

Eppure sembrava tutto finito quando vi siete trovati sotto 2-0 al 45’. Cosa è successo?
«Nell’intervallo è stato bravissimo il mister, ci ha sempre creduto ed è rimasto positivo. Negli spogliatoi non ha parlato degli errori commessi, ha evitato ogni negatività, ma si è concentrato soltanto sulle cose da fare per ribaltare la sfida. Siamo tornati in campo sapendo di non avere più nulla da perdere e abbiamo giocato gli ultimi 45 minuti al massimo. Paradossalmente sotto di due gol ci siamo trovati nella situazione mentale ideale per esprimerci al meglio. I nostri avversari, poi, sono andati in difficoltà quando abbiamo accorciato le distanze, hanno perso sicurezza e questo ci ha aiutati. Infine voglio fare un ringraziamento enorme ai nostri tifosi perché senza di loro non ce l’avremmo mai fatta. Anche ad Alpignano sono venuti in tanti, non ci hanno mai abbandonato nel corso della stagione nonostante i risultati fossero tutt’altro che positivi. Ci hanno dato una grande mano a mantenere la categoria».

Ad Alpignano eri assente a causa di un infortunio muscolare; quanto hai sofferto nel vivere un match del genere da fuori?
«Alla fine della partita ero senza voce (ride, ndr). Da fuori è stata proprio dura perché mi sentivo impotente, ma ho cercato di fare l’unica cosa che potevo: incitare al massimo i miei compagni. Tutto è andato bene e per questo motivo sono ancora più contento, visto che ho vissuto una settimana davvero brutta. Moralmente mi ha fatto molto male subire un infortunio alla vigilia della partita più importante della stagione. Per fortuna siamo riusciti a salvarci e non sarò mai grato abbastanza nei confronti dei miei compagni per quello che hanno fatto».

A questo punto quale sarà il tuo futuro? Ti vedremo ancora in maglia biancoceleste?
«È difficile parlarne adesso, è appena terminata una stagione molto lunga e stressante, quindi prima di tutto vogliamo terminare i nostri festeggiamenti e goderci il momento. Sicuramente con la società ci incontreremo per parlare di futuro ma anche la dirigenza ha bisogno di tempo, visto che soltanto pochi giorni fa ha avuto la certezza di restare in Eccellenza. Adesso rilassiamoci un po’, poi penseremo al futuro».

G.C.

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