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Volley | 26 giugno 2018, 19:42

Volley Femminile - Lidia Bonifazi ripercorre i suoi quattro anni con Cuneo: "Restare nel cuore di chi lasci è la vittoria più bella della vita"

Intervista alla palleggiatrice romana dopo l'addio a Cuneo: dal suo arrivo all'emozione dell'esordio nel palazzetto, dalle difficoltà alla promozione in A2, fino alla stagione appena conclusa e al saluto alle persone per lei speciali

Volley Femminile - Lidia Bonifazi ripercorre i suoi quattro anni con Cuneo: "Restare nel cuore di chi lasci è la vittoria più bella della vita"

È difficile dimenticare lo sguardo di Lidia Bonifazi quando la intervistammo dopo la sconfitta casalinga contro Lodi nell’ultima giornata del campionato di B1, che costringeva Cuneo a passare attraverso i play off per inseguire il sogno Serie A. La palleggiatrice romana parlava ai nostri microfoni fissando di continuo le sue avversarie che festeggiavano la promozione e parola dopo parola si caricava sempre di più, determinatissima nel prendersi le compagne di squadra sulle spalle e conquistare la Serie A2 con la maglia della sua Cuneo. Un atteggiamento da leader, da vero capitano, da trascinatrice. Ciò che è stata Lidia Bonifazi per la Cuneo Granda Volley in questi quattro anni nei quali ha dato tutto, in campo e fuori, accettando nella stagione appena conclusa in Serie A2 anche il ruolo umile di riserva senza fare mai alcuna polemica. Anzi, la romana ha sempre sostenuto le compagne dalla panchina, è corsa ad abbracciarle dopo ogni vittoria e, nonostante il poco spazio ricevuto, ha saputo farsi trovare pronta in semifinale play off quando ha ribaltato la partita contro Chieri concludendo la sua avventura cuneese con una vittoria, come giusto che fosse per una vincente come lei. Quella tra Lidia e Cuneo è stata una splendida storia d’amore, con le sue gioie e le sue delusioni, le lacrime e i sorrisi, vissuta sempre con grande passione. Con lei ne abbiamo ripercorso alcuni momenti in questa lunga intervista.

Ciao Lidia. Hai dato il tuo addio ufficiale al Cuneo Granda Volley dopo quattro anni. Cosa hai provato una volta scritto il post di saluti?
«Non è mai bello dire addio. È stata una cosa difficilissima soprattutto in questo caso, perché salutare Cuneo significava chiudere una storia per me importante. Da settimane volevo farlo ma inconsciamente ho sempre rinviato, come a voler prolungare questa storia d’amore. Non sai le volte che volevo iniziare a scrivere e mi sono fermata rinviando tutto al giorno successivo. Ho sentito però che fosse arrivato il momento giusto per farlo, chiudere questa porta per fare spazio a una nuova avventura che sta iniziando a Modena. Ieri, una volta scritto quel post, sono stata travolta dall’affetto, che è andato oltre le mie aspettative. Sapevo che l’avrei ricevuto da parte di persone che sono sempre state state con noi in questi quattro anni ma non mi aspettavo così tanta gente. Mi sono accorta di essere stata una sorta di simbolo per Cuneo e ciò mi ha fatto piacere, perché l’ho visto come un riconoscimento a tutto ciò che ho fatto all'interno della squadra e fuori. Questo per me è stato il successo più grande, perché restare nel cuore di chi lasci è la vittoria più bella della vita».

Torniamo indietro a quattro anni fa: qual è stato il tuo primo impatto con Cuneo?
«Sono arrivata a Cuneo dopo una stagione difficile nella quale avevo anche pensato di smettere a causa di alcuni problemi con la mia vecchia società. A metà stagione ero andata a giocare in Liguria per staccare e avevo promesso a me stessa di non accettare offerte basandomi soltanto sul percorso professionale ma di scegliere un posto dove sentissi di poter stare bene. Mi ha chiamato Cuneo e sono rimasta impressionata dall’incontro con Barroero e Primasso, che avevano l’importante progetto di portare la squadra femminile nella grande pallavolo, ricostruendo quanto fatto con la maschile. Inizialmente pensavo fosse un obiettivo difficile da realizzare ma poi sono riuscita a sentirmi subito a casa, ho trovato un bellissimo ambiente e ho capito che qui si poteva far bene. È stato tutto molto naturale, cercavo il luogo adatto per realizzare i miei sogni e a Cuneo l’ho trovato».

Cosa ricordi del tuo arrivo a Cuneo?
«Ho in testa sempre il momento esatto in cui arrivai da Torino dopo un allenamento di beach volley. Mi trovai con Valeria Millessimo, che sarebbe stata la mia coinquilina, e Simone Torre che era un nostro dirigente. Avevo la macchina piena di cose e iniziammo insieme questo lungo trasloco (ride, ndr). Appena entrai nell’appartamento, non so spiegare come, mi sentii subito a casa: avevo trovato ciò che stavo cercando. In quel momento capii che quando sogni tanto una cosa, questa arriva proprio quando meno te l’aspetti, come l’amore. Io venivo da una stagione in cui ero stata male, non ero felice e d’improvviso a Cuneo avevo trovato tutto ciò che aspettavo da una vita: una società che credesse in me, con cui fare il salto di qualità che sognavo. Non a caso qui ho realizzato il sogno che avevo dall’età di cinque anni, così alla vigilia della prima giornata dell’ultimo campionato, ho postato una mia foto da bambina, che mi immortalava mentre giocavo a pallavolo. Ogni bambina del minivolley sogna di calcare i campi della Serie A. Per farcela avevo bisogno di una squadra come Cuneo e dall’altra parte questa società aveva bisogno di una come me».

Cosa hai provato la prima volta che sei entrata in questo Palazzetto?
«All’inizio ero spaventata perché non avevo mai giocato in un palazzo così grande e con un passato tanto importante. Per me era troppo bello essere lì e già dai primi allenamenti mi sono tranquillizzata perché ho trovato presto tutti i punti di riferimento, l’ho subito sentito mio. In fin dei conti tutte le cose belle in un primo momento spaventano, perché non puoi mai sapere dove porteranno. Vi sembrerò matta ma per me andare via da Cuneo è proprio difficile, qui ho sentito tutto mio: il palazzetto, i tifosi, la vittoria del campionato, le trasferte con le compagne. Qui ho trovato tutto ciò che cercavo».

Puoi descriverci le emozioni provate quando vinceste quel fantastico derby contro Mondovì in B1 all’interno di un palazzetto pieno.
«Credo di aver vissuto una delle emozioni più forti della mia vita quando vidi il palazzo così pieno in B1. Poi ricordo la partita, eravamo sotto 0-2 e vincemmo 3-2. Quel giorno abbiamo fatto qualcosa di importante perché siamo riuscite a portare 4000 persone al palazzo in una provincia piemontese che fino ad allora aveva sempre seguito la pallavolo maschile. Fu una grande vittoria perché se ai cuneesi non piaci non vengono a seguirti, quindi quel giorno abbiamo capito di aver creato qualcosa di importante, di aver conquistato la gente di questa città. È stata una delle partite più belle della mia vita per emozioni, ansia e prestazione».

L’anno successivo è arrivata la promozione in A2.
«È arrivata al termine di una stagione molto complessa, un anno che personalmente ho vissuto con tanti alti e bassi, soprattutto i secondi. Ho dovuto tenere duro e superare dei momenti difficili che mi avevano buttato a terra, a causa di persone che erano state cattive nei miei confronti facendomi sentire al di sotto rispetto al mio valore. Ho però capito una cosa importante da me stessa: quando qualcuno si mette contro di me alla fine perde sempre, perché io sono più forte mentalmente. Così è stato anche in quella occasione, quando sono andata anche a farmi aiutare da una mental coach, Giulia Milano, che ringrazio perché mi ha accompagnata in questo percorso e fatto superare le mie paure, dimenticare le cattiverie gratuite di queste persone. Alla fine ho vinto io, perché l’amore vince su tutto e io ne ho dato tanto alla squadra, alla città, ai tifosi e le mie compagne».

Riviviamo il momento della promozione contro Talmassons; cosa hai pensato quel giorno?
«Quando è caduta l’ultima palla non ho più pensato a tutte le cose accadute quell’anno ma soltanto al futuro. Era bellissimo, ho capito che ne è valsa la pena di vivere anche i momenti brutti, affrontare il dolore delle sconfitte, le sere in cui piangi e pensi di aver fatto schifo arrivando addirittura a pensare di smettere. Vinci e capisci che, se ci sei riuscita da protagonista, evidentemente tanto schifo non fai. Per questo motivo la vittoria me la sono goduta ancora di più, ho attraversato un percorso lungo e tortuoso ma alla fine ho raggiunto la meta finale. Quando è caduta l’ultima palla mi sono sentita bene con me stessa, si è chiuso un cerchio».

Lo scorso anno, in occasione del match contro Soverato, mi impressionò molto la gioia con cui tu, Aliberti, Baiocco e Borgna vi siete riabbracciate con Greta Valli e Valeria Millesimo.
«Insieme abbiamo vissuto un anno difficile ma alla fine siamo riuscite a superare tutte le difficoltà. Soprattutto negli ultimi mesi, dopo il cambio di allenatore, ci siamo unite, abbiamo capito che le nostre diversità erano un’arma in più. Con Greta, Valeria e anche Erica (Giacomel, ndr) ci sentiamo ancora. Penso che nelle difficoltà nascano i rapporti veri, i legami indissolubili. Proprio per quel motivo abbiamo conquistato quella promozione».

Passiamo all’ultima stagione; da una parte ti è dispiaciuto non essere il capitano di Cuneo anche in A2?
«Certo, mi è dispiaciuto, però era giusto così ed ero preparata a questo, sapevo già dall’inizio che non sarei stata la protagonista e secondo me il capitano deve avere un ruolo importante anche in campo. Nonostante tutto, però, io mi sono sempre sentita una bandiera di Cuneo anche in A, il suo capitano anche se mi trovavo in panchina, perché un atleta nasce capitano, non lo diventa. Io so di esserlo».

Cosa hai provato nel giorno del tuo esordio in A2?
«Devo ringraziare Salvagni perché mi ha dato la possibilità di rimanere a Cuneo, migliorare sotto la sua guida, conoscere il mondo della Serie A e soprattutto mi ha dato l'opportunità di giocare. Nei momenti più delicati, quando Dalia si era fatta male, mi ha dato piena fiducia. Ovviamente quando ero in campo non mi sono mai fermata a pensare alla Serie A ma ho soltanto pensato a giocare al meglio per Cuneo e servire le mie compagne perché mettessero la palla a terra. Non dimenticherò mai la vittoria sul campo di San Marignano perché giocai una bella partita proprio come speravo. Era la prima volta che avevo tanto spazio in A2, una grande soddisfazione».

Da capitano a riserva: non deve essere stato facile.
«Io volevo giocare in Serie A e coronare il sogno di ogni atleta. Sapevo che per riuscirci le regole sarebbero state queste e avrei avuto poco spazio ma volevo vivere questa avventura con la maglia di Cuneo. Quando mi è stato presentato il progetto ho subito accettato, nonostante sapessi che sarebbe stata dura soprattutto per una come me che ama giocare sempre. Volevo però vivere questa esperienza e soprattutto farlo qui. Sono felice della mia scelta».

In Gara 2 della semifinale play off sei entrata e hai fatto la differenza. È stata l’ultima volta che sei scesa in campo con la maglia di Cuneo.
«Alla fine è arrivata la partita che mi ha ripagato di tutti i sacrifici fatti, le tante panchine e il poco spazio ricevuto, nella quale ho capito che qualcosa in Serie A posso fare anch’io nonostante abbia ormai trent’anni e prima di questa stagione non avessi mai giocato in questa categoria. Quel pomeriggio a Chieri è stato tutto bellissimo, in particolare l’atteggiamento delle compagne nei miei confronti. Non dimenticherò mai quando a fine partita sono corse ad abbracciarmi, una catena umana che correva verso di me, facendomi sentire fondamentale per la squadra (ride, ndr). Quel giorno sono scesa in campo per fare ciò che più mi piace, giocare a pallavolo, e l’ho fatto con tanta voglia. Le mie compagne l’hanno percepito e mi hanno aiutata e sostenuta durante la partita. Federica (Mastrodicasa, ndr) mi baciava e mi incoraggiava, Tereza (Vanzurova, ndr) mi diceva di darle la palla perché lei l’avrebbe messa giù, Maria (Segura, ndr) mi incitava di continuo. Sono tutte cose che mi hanno fatto piacere e mi hanno fatto sentire a mio agio nonostante non abbia avuto tanto spazio nel corso della stagione. È stato un pomeriggio particolare, una di quelle giornate in cui ti chiedi se sta accadendo davvero. Quando è finita e abbiamo vinto ho provato una gioia immensa, perché per me voleva dire molto. Visto che non sono scesa in campo in Gara 3 posso dire di aver chiuso la mia storia con Cuneo vincendo».

Al termine di Gara 3, quando siete state sconfitte da Chieri, uscendo dal campionato hai pianto moltissimo. A cosa erano dovute quelle lacrime?
«Purtroppo era la fine di tutto. Mi dispiaceva tanto non aver avuto l’opportunità di giocare quel giorno nonostante la bella prestazione fatta solo due giorni prima. Ma soprattutto stavo male perché sapevo che quella sarebbe stata la mia ultima volta in quel palazzetto con la maglia di Cuneo. Dietro quel pianto c’erano questi quattro anni, era il mio modo per dire grazie e arrivederci al mio pubblico».

Il prossimo anno Cuneo disputerà la Serie A1: pensi di avere anche tu una parte di merito per questo traguardo?
«Non credo di avere dei meriti, anche se sento in qualche modo mia l’ambizione avuta dalla società perché è cresciuta insieme a noi giocatrici. In qualche modo le nostre prestazioni hanno fatto salire l’entusiasmo della società, che dall'altra parte ci è sempre stata vicino dandoci fiducia. Però non c’entro nulla con questa Serie A, è stata una decisione da parte di una società ambiziosa che vuole dire la sua. Faccio un grande in bocca a lupo a Cuneo per questa avventura e sicuramente il prossimo anno mi vedrete spesso in tribuna, visto che giocherò il sabato».

A proposito; dove giocherai il prossimo anno?
«Ho firmato con la Pallavolo Montale Modena, squadra di B1 costruita per raggiungere grandi obiettivi. La società mi ha cercato con insistenza e ha un bel progetto che mi ha subito convinta. È una bella sfida, una novità e io ho voglia di rimettermi in gioco in una categoria nella quale so di poter fare bene. Inoltre questa società società mi dà anche la possibilità di partecipare alle finali scudetto di beach volley e mi sostiene al cento per cento in questa avventura. Anche questo per me ha fatto la differenza. Infine ci tengo a sottolineare che il mio nuovo allenatore è amico di François (Salvagni, ndr) il quale gli ha parlato molto bene di me. Questa cosa mi ha fatto piacere, sono felice di aver fatto un’ottima impressione a un grande allenatore come lui».

Cosa ti è rimasto dopo questi quattro anni con la maglia di Cuneo?
«Mi è rimasto tutto l’affetto ricevuto in questi anni, le volte che sono entrata al palazzetto e ho sentito gridare il mio nome, la promozione in Serie A2, la gioia delle vittorie e il dolore delle sconfitte quando tornavo da una trasferta alle tre e non chiudevo occhio. Non dimenticherò mai tutte le volte in cui con le mie compagne di squadra, soprattutto Lara (Brero, ndr) ed Enrica (Borgna, ndr), ci tiravamo su a vicenda nei momenti di difficoltà. Ringrazio Cuneo perché oltre a delle compagne di squadra mi ha regalato delle amiche, che hanno condiviso con me il percorso dalla B2 fino alla A2. Saluto e ringrazio tutti con affetto ma in particolare voglio dire grazie ai miei amici Francesco e Paolo perché per me Cuneo sono loro. Infine ho nel cuore tutte le persone che sono state con noi durante la promozione e oggi non ci sono più, come Fiorella, la mamma di Milly, Fulvio Molinengo e Bruno Lubatti. Fulvio e Bruno sono state le prime due persone che ho incontrato a Cuneo, venivano a vedere ogni partita e al termine del match ci salutavamo (si commuove, ndr). Bruno era una persona molto positiva, quando perdevamo veniva sempre a tirarmi su di morale e rassicurarmi. Lo stesso faceva Fulvio, che nonostante la malattia è sempre venuto a sostenerci senza mai perdere il sorriso. Lo stesso ha fatto Fiorella, che è venuta a tifare per noi anche a Talmassons nonostante la malattia. Cuneo è stata la mia più grande storia d’amore e tutte queste persone sono state la sua parte più bella»

Giorgio Capodaglio

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