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Volley | 15 agosto 2018, 16:20

Disastro di Genova: la centrale genovese della Lpm Mondovì Sofia Rebora ancora incredula: “Sono affranta…sotto o sopra quel ponte ci passavo sempre!”

Sofia Rebora, genovese doc, ha commentato la tragedia che ha colpito la sua città nelle ultime ore. Il suo papà (vigile del fuoco) ha lavorato tutta la notte scavando sotto le macerie. La centrale della Lpm ha raccontato anche una leggenda sul quel ponte.

La centrale della Lpm Bam Mondovì, Sofia Rebora (foto Marco Marengo)

La centrale della Lpm Bam Mondovì, Sofia Rebora (foto Marco Marengo)

Genova colpita al cuore. Il capoluogo ligure in queste ore è l’emblema di un’Italia che evidenzia tutta la sua fragilità in tema di infrastrutture. Quella di ieri, però, non è una tragedia che riguarda esclusivamente i genovesi, ma coinvolge l’Italia intera. Nelle prossime ore, tra l’altro, come un drammatico bollettino di guerra, scopriremo che le vittime provengono da diverse parti d’Italia. Gente che il destino ha voluto si trovasse nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per i genovesi, però, il crollo di quel ponte ha suscitato di certo un effetto diverso: come una pugnalata giunta dritta al cuore.

Campioni.cn ha raggiunto telefonicamente Sofia Rebora, la centrale della Lpm Bam Mondovì, che a Genova ci è nata e ci vive. Come hai appreso la notizia del crollo e qual è stato il tuo primo pensiero? “Ero al supermercato e su internet ho visto una foto con il ponte crollato e francamente pensavo fosse la solita bufala.” – spiega la giocatrice della Lpm – “Poi ho capito che era tutto vero e la prima cosa che ho fatto è chiamare i miei per accertarmi che stessero tutti bene.” Hai sentito la tua compagna genovese Viola Tonello? “No, anche perché so che lei è ancora fuori in vacanza” – continua Sofia Rebora – “La sentirò di certo nei prossimi giorni. Mi aggiorno continuamente con mio padre, che è un vigile del fuoco e come tutti i suoi colleghi non sta passando delle ore facili. Stamattina è tornato a casa dopo aver trascorso tutta la notte a scavare tra le macerie”.

Cosa rappresentava per voi genovesi quel ponte? “E’ un punto nevralgico, rappresenta il collegamento tra Ponente e Levante” – continua la centrale della Lpm – “Sopra o sotto quel ponte ci passiamo sempre.” Ancora emozionata e commossa, Sofia ricorda anche un aneddoto o meglio un rito scaramantico degli studenti genovesi: “In tutti i cinque anni trascorsi alle superiori sono passata ogni mattina sotto quel ponte” – ci racconta Sofia – “E tra gli studenti c’era la leggenda che al momento preciso in cui ci si passava sotto bisognava farlo in assoluto e doveroso silenzio, altrimenti l’interrogazione a scuola sarebbe stata cosa certa.”

Qual è il tuo stato d’animo da genovese e cosa ti senti di dire a chi governa la tua città? “Sono ancora incredula e affranta” – conclude Sofia Rebora – “Spero che risolvano presto la situazione, che al momento è alquanto catastrofica. In un ambito più generale penso che in tutta Italia ci siano situazioni a rischio e penso che le persone preposte a garantire la nostra incolumità abbiano il dovere di intervenire al fine di evitare che accadano altre tragedia come quella di Genova”.

Matteo La Viola

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