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Volley | 02 ottobre 2018, 09:39

Michele Baranowicz: "Dopo il Mondiale con l'Italia riparto dalla Turchia"

Intervista al palleggiatore azzurro, che quest'oggi vola in Asia Minore per aggregarsi al suo nuovo club, l'Halkbank Ankara, dove sarà titolare e giocherà la Champions League

Michele Baranowicz (immagine tratta da Facebook)

Michele Baranowicz (immagine tratta da Facebook)

"Parto quest'oggi per la Turchia insieme a mia moglie e mia figlia. Le ultime ore sono state frenetiche, tra preparativi per il viaggio e bagagli da fare, ma sono contento: inizia per me una nuova avventura sportiva da vivere con al fianco le persone che amo".

Trapelano entusiasmo e passione dalle parole di Michele Baranowicz, secondo palleggiatore della Nazionale italiana di pallavolo, a poche ore dal volo che lo condurrà in Asia Minore, dove si aggregherà all'Halkbank Ankara, club che lo ha tesserato "approfittando" del suo status di svincolato.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il giocatore originario di Mondovì per raccogliere le sue impressioni e farci raccontare il Mondiale appena andato in archivio.

Michele, partiamo dal futuro che è ormai presente: com'è nata la trattativa con l'Halkbank Ankara? E cosa L'ha spinta a sposarne il progetto?

"Al di là della vetrina mondiale, che sicuramente mi ha permesso di mettermi in mostra, un ruolo chiave in questa trattativa è stato rivestito da Alberto Giuliani, tecnico della compagine turca che mi ha allenato a Piacenza nell'ultima stagione e ai tempi della Lube, tra il 2013 e il 2015. Ero senza squadra e si è presentata da un giorno all'altro questa grande possibilità: non potevo assolutamente dire di no a un club competitivo, che gioca sempre per vincere e che mi concederà la chance di riaffacciarmi da titolare sul palcoscenico continentale, mediante la partecipazione alla Champions League. Nell'ultimo biennio non ho disputato le coppe europee, che rappresentano sempre uno stimolo in più per noi atleti, in quanto consentono di affrontare le squadre più forti del Vecchio Continente".

Facciamo un piccolo passo indietro e torniamo al Mondiale disputato con l'Italia: qual è il Suo personale bilancio della rassegna iridata?

"A parte l'amaro in bocca finale, è stata un'esperienza indimenticabile. Sono tornato in Nazionale dopo tre anni, quasi non ci speravo più, ed è stato incredibile l'affetto che abbiamo ricevuto dai nostri tifosi, anche dopo l'eliminazione per mano della Polonia. Ci sono stati recapitati migliaia di messaggi di ringraziamento, è stato stupendo. Per quanto concerne il mancato approdo alle semifinali, nessuno di noi è colpevole: siamo stati sempre uniti e ciascuno di noi, anche chi, come me, ha giocato poco, ha dato il suo contributo. Possiamo solo avere il rammarico per l'opaca prestazione offerta contro la Serbia: quello è stato il match che ci ha estromesso dalla corsa iridata. Biscotto Polonia-Serbia? Non c'è stato alcun biscotto, se non siamo approdati in semifinale è stato per demerito nostro".

Suo padre, Wojciech, è stato un grande pallavolista in Polonia: in che misura L'ha supportata nel corso della Sua maturazione sportiva? 

"Premessa: torno spesso a trovare la mia famiglia e i miei parenti a Mondovì, la città che mi ha dato i natali. Devo molto a loro, soprattutto a mio padre, ex pallavolista che in carriera ha vinto tantissimo e che mi ha fatto innamorare del volley: oserei dire che da piccolissimo ho imparato prima a palleggiare e fare il bagher che a camminare! Ancor oggi mi rivolgo spesso a lui quando ho bisogno di un consiglio, anche se ho sempre un po' patito il dualismo con lui in merito a chi sia il più forte della famiglia: ne riparleremo a fine carriera, quando potrò fare un bilancio definitivo di quanto ho raccolto".

Mondovì e Cuneo sono state le città in cui ha preso avvio la carriera di Michele Baranowicz: cosa ricorda di quel periodo?

"È vero, ho mosso i miei primi passi al VBC Mondovì, poi mi sono trasferito a Cuneo, dove ho terminato la trafila delle giovanili sino ad approdare nella massima serie nazionale. Oggi, a distanza di alcuni anni, mi fa piacere vedere che nel raggio di 30 chilometri, tra Mondovì e Cuneo, vi siano quattro squadre di pallavolo che militano in Serie A: è una piccola, grande favola locale, un segnale positivo che tutto il movimento deve cogliere. Si sente spesso dire che il volley nelle grandi città non vive, anche e soprattutto perché oscurato dal calcio: allora ben vengano le realtà di provincia, a cominciare dai loro settori giovanili, risorsa importantissima su cui occorre necessariamente investire".

Ultima domanda: qual è stato il momento più bello della Sua vita pallavolistica?

"La scelta è ardua, ce ne sono tanti. La stagione più bella probabilmente è stata quella trascorsa a Modena fra il 2012 e il 2013, dove, seppur senza sollevare alcun trofeo, abbiamo riportato la gente ad assistere alle partite dal vivo. Ricordo con piacere anche l'anno dello scudetto con la Lube e della conquista del titolo europeo a Verona. Sono fiero di tutto ciò che ho fatto finora, anche degli errori commessi: senza di loro, non sarei l'uomo e il giocatore che sono".

Alessandro Nidi

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