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Arti marziali | 11 marzo 2019, 08:45

A tu per tu con la giovanissima cintura nera del Judo braidese Nicolò Busia...

Dopo il titolo italiano cadetti di judo, il braidese Nicolò Busia vince il Torneo Internazionale Città di Colombo

A tu per tu con la giovanissima cintura nera del Judo braidese Nicolò Busia...

Forte e agile, preciso nei colpi, capace di guizzi imprevedibili e decisivi: mettete insieme tutto e otterrete Nicolò Busia. Un talento espresso con tecnica, ma anche con sorprendente tranquillità, quella virtù dei forti di cui sono fatti i campioni. Già, perché il judoka di Bra, in forza alla palestra Akiyama di Settimo Torinese, continua a primeggiare, confermandosi sul podio in tutte le competizioni più importanti, nazionali ed internazionali. Basti pensare che il giovane Nicolò, dopo essere salito sul gradino più alto del podio al PalaPellicone di Ostia ai recenti campionati italiani cadetti che fanno riferimento alla classe under 18, è rimasto imbattuto anche a Genova dove sabato 9 marzo si è aggiudicato il 31° Torneo Internazionale di judo Città di Colombo.

La sua scalata verso i prossimi campionati nazionali del 2020, ai quali sarà ammesso di diritto, è già iniziata. Strenui allenamenti da conciliare con lo studio, perché lo sport non concede sconti, nemmeno se hai quattordici anni. Il titolo italiano cadetti ha consegnato a Nicolò la cintura nera ed il riconoscimento come più giovane campione italiano.

Un risultato ottenuto grazie ai meriti sportivi ed al team capitanato dal maestro Pierangelo Toniolo, il coach della medaglia d’oro olimpica, Fabio Basile, nella convinzione che i valori dello sport portano lontano, anche nella vita. E in questo caso, i valori dello sport sono quelli del judo. È l’etimologia a spiegare la filosofia propagata senza tregua dai maestri di questa nobile disciplina: il termine “judo” è composto da due kanji: Ju, che significa “gentilezza, adattabilità, cedevolezza” e do, “via”. Il suo significato è, quindi, traducibile anche come “via dell’adattabilità” o “via della gentilezza”. Si esplicita così il principio yawara, che sta alla base del judo: adeguarsi alla forza avversaria al fine di ottenere il pieno controllo. Come il bamboo piegato al suolo dalla forza della tempesta che, al termine della bora, si raddrizza con vigore o il salice i cui rami cedono sotto il peso della neve, facendola cadere per poi riprendere la posizione originaria. Forza, pazienza, resilienza. Imparati e messi in pratica in ogni sfida affrontata con sudore, determinazione e tanta passione.

Il judo è uno sport che in questi anni sta guadagnando popolarità, richiede preparazione, tecnica e capacità fisiche. Non è semplicemente una lotta tra due atleti: si tratta di una disciplina utile per la formazione dell’individuo, anche nel senso morale e caratteriale. Quel rito d’inchini e filosofia sono uno stile di vita. Perché le mosse del judo s’intrecciano con la quotidianità. Non si esce mai dal tatami nemmeno quando si lascia il judogi e la cintura nella sacca, come ci racconta lui stesso in questa intervista.

Perché hai scelto questo sport?

"Mio papà mi ha trasmesso la passione per il judo, sport da lui praticato quando era un ragazzo. All’età di sei anni mi ha portato nella palestra del maestro Carnebianca a Bra e, da quel giorno, non ho più smesso. Ora mi alleno all’Akiyama Settimo".

Chi è il tuo mito?

"Il mio mito è Fabio Basile, campione olimpico nel 2016. Rispecchia molto il mio modo di essere esuberante, lo seguo da quando ho iniziato judo e ora siamo compagni di palestra. Un giorno vorrei raggiungere alcuni dei suoi traguardi, anche se i miti sono difficili da eguagliare...".

Del judo che cosa ti piace?

"Il judo è uno sport completo, che scolpisce il fisico, crea sicurezza in se stessi, fa nascere una sana competizione tra gli avversari. Una delle cose che mi piace maggiormente è l’amicizia che si instaura con persone che vivono a 300/500 km di distanza, relazioni che solo il judo può creare. Quella lotta che il pubblico vede, per noi è un modo di aggregazione, elimina le barriere ed i preconcetti sulle persone. Sul tatami siamo tutti uguali. Che cosa non mi piace? Il fatto che il judo non sia in programma negli istituti didattici, come in altre nazioni, non poterlo praticare ogni giorno, perché devo andare anche a scuola ed essere vincente come nel judo".

Quali sono i tuoi punti di debolezza e di forza?

"I miei punti di forza sono: la determinazione, la voglia di essere sempre il migliore, di dare in ogni occasione tutto quello che posso, così da non avere rimpianti quando perdo qualche gara. I miei punti deboli? Essere fuori dagli schemi, il mio voler emergere e primeggiare su tutti mi porta spesso a scontri generazionali con i miei genitori, gli insegnanti e le persone che non mi conoscono".

A che cosa pensi durante una gara?

"Durante una gara i pensieri sono tantissimi e nessuno. In un combattimento di tre minuti, devi difenderti, attaccare, studiare il tuo avversario e vincere. Il cuore in gola, l’agitazione, la paura, tanta in gare di rilievo internazionale, sono un mix di emozioni che solo chi pratica gli sport da combattimento può comprendere. Essere a terra e trovare la forza di rialzarsi e vincere: queste emozioni sono uniche. Combatto contro le mie paure ed il mio avversario".

Come ti alleni?

"Gli allenamenti sono diversi: sviluppo e perfezionamento di nuove tecniche, potenziamento fisico, tre volte a settimana, corsa per aumentare la resistenza ed il fiato, allenamenti di gruppo ed individuali, grazie all’aiuto di tecnici come Massimo e Pierangelo Toniolo ed al team che ci aiuta a crescere ogni giorno".

Hai mai pensato: chi me lo fa fare?

"A volte succede. Ad esempio quando devo fare il calo peso e la voglia di mangiare è tanta, quando sono tutto indolenzito dopo una gara, con graffi e lividi… Però la voglia di salire sul tatami è maggiore della stanchezza, la voglia adrenalinica mi convince ad andare avanti e superare ogni giorno un mio piccolo limite".

A che cosa stai rinunciando per il judo?

"Rinunciare? Io non le chiamerei rinunce, le chiamerei scelte, se ami questo sport fai delle scelte, crescere in quell’ambiente oppure cambiare sport. Le mie rinunce sono le uscite con gli amici. Inoltre, conciliare studio e sport non è facile, devo limitare tante cose, allenandomi 3/4 volte a settimana. Parto da casa alle 15.30 e torno la sera alle 21. I week end, sempre in gara da nord a sud dell’Italia ed anche all’estero, mi lasciano poco tempo per lo svago, la palestra diventa un micromondo".

Quando sei in trasferta per una gara, che cosa ti manca di casa?

"Il mio letto! Tuttavia, alla mia età essere fuori casa con la squadra, con i miei amici, i miei compagni è divertentissimo: ritiri sportivi al mare e d’inverno in montagna".Lo sport quanto ti aiuta nella vita?"Lo sport nella vita aiuta tantissimo, sia fisicamente che mentalmente. Inoltre, aiuta a difendersi dai bulli".

Ti piacerebbe diventare famoso o è meglio un po’ più di anonimato?

"Mi piacerebbe moltissimo diventare famoso, essere riconosciuto dalle persone per strada e firmare autografi".

Quale altro sport ti piace seguire o praticare?

"Mi piace molto il calcio, perché mi emoziona. Lo sport che mi piacerebbe praticare sarebbe il parkour, una disciplina metropolitana".

Che carattere hai?

"Sono estroverso, solare, impulsivo, arrogante, un leader come tutti gli arieti. Agisco istintivamente senza pensare, sono “un vulcano in eruzione”, come dice mia mamma".Sei scaramantico?"No, non sono scaramantico".

A chi va il tuo grazie?

"Il mio grazie è rivolto a chi mi ha insegnato le basi del judo, il maestro Antonio Carnebianca. Oggi il mio grazie ed i miei traguardi sono merito dei fratelli Massimo e Pierangelo Toniolo e Paolo Segontino che, con il nuovo programma di allenamento, hanno permesso la mia evoluzione sportiva".

Il tuo rapporto con il mondo dei social?

"Sono molto presente sui social con foto e video, inoltre seguo i miei idoli sportivi attraverso il web".Consiglieresti ai giovani della tua età di praticare il judo?"Sì, consiglierei a tutti di praticare il judo dalle scuole elementari, perché è uno sport sano, di aggregazione e molto divertente. Inoltre, vi permette di viaggiare, conoscere tantissime persone e, soprattutto, vi fa vivere in un ambiente diverso".

Hai un sogno?

"In futuro, nel 2024, trionfare alle Olimpiadi".

Cuore e cervello, il credo incrollabile nello sport, le basi solide della famiglia. Così si conquistano anche le montagne. 

silvia gullino

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