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Altri sport | 10 aprile 2019, 11:08

Esport: un nuovo modo di fare sport e competere

Nati come passatempo individuale, i videogames sono diventati non solo prodotti sempre più complessi e raffinati, ma anche giochi che permettono sfide agguerrite tra diversi partecipanti professionisti.

Esport: un nuovo modo di fare sport e competere

Se andiamo a cercare in un dizionario di italiano il significato della parola “sport” troviamo che il termine descrive un’attività psicofisica svolta in base a determinate regole, con uno spirito competitivo-agonistico o per puro esercizio. Pensando allo sport, infatti, le prime immagini che ci vengono in mente sono infatti quelle di una partita di calcio, oppure di un torneo di tennis o di una gara di nuoto.

Recentemente, tuttavia, il termine ha iniziato ad assumere un significato completamente nuovo e di certo molto più ampio. Questo cambiamento culturale è avvenuto grazie alla diffusione e al successo degli esport, discipline nelle quali i partecipanti si impegnano in partite ai video giochi all’interno di competizioni e tornei.

Nati come passatempo individuale, i videogames sono diventati non solo prodotti sempre più complessi e raffinati, ma anche giochi che permettono sfide agguerrite tra diversi partecipanti professionisti. Dagli inizi del 2000, il movimento dei videogiochi praticati in modo organizzato e competitivo è cresciuto a tassi impressionanti, creando un mercato che ad oggi vale quasi mezzo miliardi di dollari.

Per molto tempo tuttavia questo universo è stato trattato con sufficienza dai non addetti ai lavori e spesso relegato alla categoria di passatempo “infantile”. Il successo e la diffusione degli esport, soprattutto nel panorama internazionale, ha tuttavia raggiunto una dimensione tale da spingere il

il Comitato Olimpico internazionale (CIO) a discutere della possibilità o meno di includerli nelle Olimpiadi, in un prossimo futuro. Anche se per il momento questa opzione non ha trovato supporto, l’atteggiamento dell’opinione pubblica verso queste discipline è decisamente cambiato: sono nati magazine specializzati, i grandi tornei trovano spazio nelle news e molti casino italiani hanno iniziato ad includere gli esport all’interno del palinsesto delle scommesse, accanto agli sport più tradizionali.  

Esistono numerosi campionati internazionali di grande rilievo nei quali giocatori provenienti da tutto il mondo si sfidano per potersi accaparrare montepremi che in alcuni casi superano le centinaia di migliaia di dollari. Call of Duty, un gioco ambientato in uno scenario di guerra, è uno dei titoli più famosi e ha una sua competizione mondiale chiamata Call of Duty World League che, nella edizione 2018, ha visto la partecipazione di 32 squadre che si sono contese un montepremi totale di 1,5 milioni di dollari.

Un altro videogioco molto diffuso anche in Italia è League of Legends (LoL). Per capire la dimensione di questo titolo basta considerare che, dal 2011 ad oggi, ha avuto 70 milioni di registrazioni a livello mondiale e, nel 2017, il suo World Championship, che metteva in palio un montepremi totale di oltre 4 milioni di dollari,  è stato seguito da 60 milioni di spettatori.

Tra gli esport che si basano invece su sport tradizionali, non c’è nessun titolo che batte la popolarità di FIFA. Il calcio è da sempre protagonista di diverse forme di intrattenimento: dal calcio balilla nel bar sotto casa, alla partitella con gli amici, dalle slot machine come Mario’s Cup che trovate su Casino21.it ai campionati per club di tutta Europa, ed ora è protagonista anche nelle sfide virtuali. FIFA con i suoi tornei locali ed il suo Campionato Mondiale è riuscito, tuttavia, a fare qualcosa che altri esport non hanno ancora raggiunto, cioè a creare un ponte tra sport reale e virtuale, catturando l’interesse di club calcistici di rilievo. In Italia, ad esempio, il Parma è stata una delle prime squadre a credere veramente nel potenziale degli esport e a creare un suo team di giocatori professionisti, ingaggiando Michele Tangredi e Alessandro Ansaldi come players ufficiali del team Parma Esport. Mattia Incannella, responsabile commerciale del Parma, sta investendo molto nel settore e supporta il progetto della creazione di un campionato ufficiale di Serie A per gli esport.   

Sulle stesse orme si muove anche il Bologna calcio che, dopo aver ingaggiato a sua volta due giocatori di esport professionisti (Marco Barbieri e Giacomo Bortolansi), sta pensando di includere un’area esport nel progetto di ristrutturazione dello Stadio Dall’Ara. Anche se con un po’ di ritardo rispetto ad altre nazioni europee, l’Italia sta capendo che gli esport stanno diventando un fenomeno che non può essere ignorato e nel quale possiamo coltivare tanti campioni italiani, che seguano le orme di progamer di grande successo come Ettore Giannuzzi Campione Mondiale 2018 di Pro Evolution Soccer.

ip

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