Sarà colpa dei soliti fastidi intestinali, quelli che nel 2009 lo hanno fermato prima a Dublino e poi a Berlino, peccato che in terra teutonica l'appuntamento era di quelli importanti (un Mondiale), ma l'olimpionico Alex Schwazer ancora non ha digerito il forfait di una settimana addietro. Certo questo è un boccone davvero difficile da mandare giù, ma l'altoatesino "saluzzese" Alex ha la pelle dura ed è di tempra solida.
Certo il dispiacere per il ritiro nella 50 km di marcia è ancora fresco e recente:
"E' come se mi fosse passato sopra un treno - chiosa il marciatore allenato da Sandro Damilano -
sono davvero troppo deluso. Se devo trovare una motivazione alla mia prestazione penso che la carica di responsabilità che gravava sulle mie spalle, mi abbia condizionato. A Pechino pensavo solo a me stesso, a Berlino sentivo il peso delle aspettative altrui. E il blocco allo stomaco che mi ha colpito è stato tremendo: quando mi sono fermato non riuscivo nemmeno a bere o a mangiare. Ora purtroppo sono in forma, ma in quale gara posso dimostrarlo?".
La squadra italiana a Berlino ha deluso, e parecchio, oltre ogni pessimistica previsione iniziale. Alex una sua idea se l'è fatta e spiega così la crisi del movimento azzurro che il recente mondiale ha evidenziato:
"Ci sono tante cose da cambiare. Io credo che una federazione si debba imporre maggiormente. Mi è capitato di sentire che addirittura non si poteva obbligare le maratonete a partecipare ai Mondiali. Una cosa assurda e pazzesca. Una federazione ha un senso se sa imporsi e se si pone quando occorre anche con decisione". L'anamnesi di Alex Schwazer non finisce qui perché:
"Ci sono tante cose che devono essere cambiate: agli Assoluti di Milano per esempio mancavano tanti atleti di punta. Per noi azzurri è un dovere gareggiare, almeno così dovrebbe essere per tutti. Poi potremmo parlarne per ore. Io per esempio mi alleno come un pazzo dieci mesi all'anno a Saluzzo. Per fortuna ho un tecnico capace e preparato nel quale credo ciecamente. Ritengo che tutti gli atleti debbano avere un centro di allenamento con un tecnico di riferimento. Nel caso non esista dovremmo andarlo a cercare altrove. Ci sarebbe anche da parlare dei raduni: certi settori ne fanno 10 all'anno di 5 giorni, magari è il caso di ridurne il numero a un paio ma di aumentarne la durata ad almeno tre settimane. E non è detto che questo basti... Si pensi che a Saluzzo, centro federale vengono i cinesi ma non gli italiani delle altre discipline...".
Insomma la cura, o se non altro, un'idea di ciò che non funziona i diretti interessati ce l'hanno ben chiara in testa. Ora occorre che chi di dovere provveda a cambiare piani e programmi, magari imponendosi e alzando la voce. L'appello di Alex riuscirà ad arrivare ai piani alti? A quelle cabine di comando che possono modificare lo status delle cose? Speriamo di sì, altrimenti quella di Alex sarebbe solo l'ennesimo appello che cade nel vuoto.